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a cura di FEDERICA MAURI Come anticipato dal nostro
giornale lunedì scorso in cronaca di Mendrisio, le grotte del Monte
Generoso tornano ad interessare gli esploratori e gli scienziati per i
segreti che ancora racchiudono. Il GdP ha voluto approfondire questo
tema con un esperto, Silvio Seno, il cui istituto è direttamente
coinvolto in una spedizione esplorativa in questa zona.
Direttore Seno, l’Istituto Scienze della Terra collaborerà
all’esplorazione della Sorgente Bossi ad Arogno, che lo speleologo
subacqueo Luigi Casati si appresta a compiere ad inizio maggio.
Cosa significherà questa occasione per voi e quali i risultati che vi
aspettate? Ci aspettiamo due risultati. Il primo è approfittare di
un’occasione unica per raccogliere informazioni direttamente “ dentro il
sistema”. Sarà un po’ come fare un viaggio all’interno del corpo umano,
come quello che ci fanno compiere ogni tanto le trasmissioni di
medicina. Casati infatti filmerà la sua esplorazione e rivolgerà
l’occhio della sua telecamera in particolare sulle rocce che
attraverserà. Poi, quando sarà ben all’interno della grotta, immetterà
un tracciante chimico nell’acqua che scorrerà intorno a lui, precisiamo
che il liquido è completamente atossico. Noi dal canto nostro metteremo
poi in altre sorgenti, vicine alla Bossi, gli strumenti che rileveranno
se, dove e dopo quanto tempo arriverà il tracciante: con questo sistema
sarà possibile capire meglio il percorso dell’acqua nel sottosuolo,
sapere ad esempio quanto tempo ci impiega a compiere il suo tragitto.
E l’altro risultato? È una cosa cui tengo molto, forse anche più
dei contributi scientifici che ho citato prima: attirare l’attenzione
sull’acqua, un bene prezioso di cui il nostro Cantone è ricco, come
tutte le zone alpine, ma non per questo esente da rischi. Parlarne vuol
dire conoscerlo meglio, imparare ad apprezzarlo e rispettarlo e,
soprattutto, non dare per scontato che sarà sempre e comunque
disponibile, indipendentemente dai nostri comportamenti. Sono molte
le grotte e le sorgenti come quella di Arogno presenti nel massiccio del
Monte Generoso? Le grotte sono molte e da tempo sono esplorate
dagli speleologi che le hanno anche ben descritte con planimetrie e
disegni. Invece le sorgenti importanti come la Bossi sono poche, solo
altre tre: quella di Ca del Feree e la Rovagina, che alimentano gli
acquedotti di Arogno, Chiasso e Morbio Superiore, e poi ancora quella
del Buco della Sovaglia, vicino a Rovio, che però si riempie solo in
occasione di piogge e non è utilizzata. Ho citato solo quelle più note e
importanti perché hanno portate anche di centinaia di metri cubi di
acqua al secondo. Ve ne sono sicuramente tante altre che non sono
utilizzate perché magari sono asciutte per lunghi periodi dell’anno.
Cosa ha dato origine a queste grotte e sorgenti? Come e quando si sono
formate? Le ha originate un fenomeno che si chiama carsismo e
prende il nome dal massiccio del Carso, in Italia, dove è
particolarmente comune e spettacolare. Si tratta di un processo chimico
di dissoluzione che interessa in particolar modo rocce ricche di calcio
e magnesio che possono essere facilmente disciolte dall’acqua. Nelle
zone carsiche la pioggia si infiltra nel sottosuolo lungo fratture delle
rocce e, grazie alla solubilità di queste ultime, piano piano,
attraverso un’azione lenta ma continua, trasforma delle fessure anche
strette in cavità sempre più ampie: alla fine, diventano gallerie del
diametro di metri e grotte a volte di dimensioni spettacolari. Si
sviluppa così nel sottosuolo un fitto reticolo di condotti e grotte dove
scorrono veri e propri corsi d’acqua sotterranei e si formano persino
laghi. Una particolarità delle zone carsiche è che in superficie ci sono
pochissimi corsi d’acqua, mentre questa si infiltra rapidamente e scorre
nascosta nel sottosuolo.
Gli ambienti carsici si riconoscono però anche in superficie perché
presentano forme del terreno molto tipiche e caratteristiche: le più
comuni sono ad esempio le doline, depressioni di forma circolare, ampie
diversi metri che si formano perché l’acqua ha portato in soluzione la
roccia. Vi sono altri esempi simili in Ticino oppure i fenomeni
carsici sono tipici solo del Generoso? Il massiccio del Generoso è
il più importante, ma ci sono anche altre zone in Ticino con rocce
simili: sono principalmente nel Sottoceneri, intorno al Monte San
Giorgio e, nel Luganese, tra i Denti della Vecchia, il San Salvatore e
la sponda orientale del Lago di Lugano. Nel Sopraceneri sono molto più
rare; fra queste la temutissima “ dolomia saccaroide”, di cui si era
molto parlato qualche anno fa, durante la progettazione di AlpTransit,
come uno dei problemi più grossi da risolvere per la realizzazione della
galleria. E in Svizzera? In Svizzera i fenomeni carsici si
osservano soprattutto nelle montagne del Giura e nella parte nord della
catena alpina. Nel nostro Paese il 15% dell’acqua potabile viene
prelevata da sistemi carsici, ma ci sono Cantoni, come quello di
Neuchâtel, dove si arriva quasi al 70% della copertura del fabbisogno.
Quali sono le caratteristiche e peculiarità delle sorgenti?
Dato che il sistema carsico è costituito da una rete di condotti
comunicanti, spesso piuttosto grandi, esso reagisce molto velocemente
alle piogge: questo significa, ad esempio, che dalle sorgenti sgorgano
quantità d’acqua molto variabili nel tempo, che appunto aumentano di
colpo in conseguenza delle piogge. Le acque di sorgenti come la Bossi
sono sempre molto mineralizzate e ricche di calcio e magnesio, per
questo sono dette acque “ dure”. Però, proprio per la caratteristica che
citavo prima, cioè una risposta veloce alle piogge, anche le proprietà
chimiche, come la durezza, cambiano rapidamente nel tempo: quando piove
molto l’acqua piovana si mischia a quella già presente nel sottosuolo,
diluendola: la durezza così diminuisce. |